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GUIDA Ceramica giapponese

La tradizione della ceramica giapponese è tra le più antiche del mondo ed è stata modellata dalle mani degli artisti che ne hanno plasmato la storia

Lo smalto traslucido esterno ha le sembianze di un liquido che scorre lungo i lati della tazza in gres, accumulandosi nelle lievi scanalature e assottigliandosi altrove, rivelando la superficie rugosa sottostante. Un delicato tocco di rosa riveste la superficie perfettamente bianca della base.

Questa piccola opera d'arte è stata realizzata a mano utilizzando una combinazione di tecniche tradizionali e moderne da un artigiano della città di Shigaraki , una comunità della prefettura di Shiga diventata sinonimo di splendide ceramiche. È stata giustamente intitolata "ciliegi in fiore nella neve".

Shigaraki è solo una delle decine di città sparse in tutto il Giappone ad aver sviluppato stili propri di lavorazione della ceramica, riconducibili ai vasi di terracotta realizzati nel periodo preistorico Jomon (tra il 14.000 e il 300 a.C.).

Il forno giapponese tradizionale

Una lunga storia leggendaria

I vasai dei III e IV secolo crearono sulle colline dei forni a tunnel noti come forni anagama, i quali vengono utilizzati ancora oggi dagli artigiani contemporanei per produrre articoli in gres.

Nel periodo Heian (794-1185) si diffuse una tecnica importata dalla dinastia cinese Tang basata sull'uso di uno smalto verde semplice prodotto con il piombo. Tra i numerosi stili regionali caratteristici, fecero la loro comparsa le ceramiche di Kamui e Atsumi.

Gli articoli in gres privi di smalto dei sei "antichi forni" di Shigaraki, Tamba, Bizen , Tokoname, Echizen e Seto rimasero popolari anche nel periodo Kamakura (1185-1333), anche se gli artigiani dell'epoca assorbirono sempre più le influenze del vasellame cinese e delle ceramiche coreane e vietnamite.

Sul finire del XVI secolo, le ceramiche di terracotta erano molto popolari

La ceramica e la cerimonia del tè

Sul finire del XVI secolo, nel periodo Sengoku, la diffusione del buddismo vide la predilezione delle ciotole in terracotta semplici rispetto agli stili decorativi più ricchi e complessi della porcellana cinese. Per le loro cerimonie, i maestri del tè prediligevano ciotole grezze e prive di smalto artigianali come quelle di Raku.

Circa nello stesso periodo, la scoperta dell'argilla caolinica nei pressi di Arita , a Kyushu, consentì la produzione della prima porcellana giapponese. A partire da quel momento, la ceramica prese due direzioni diverse: quella semplice e grezza dei vasai alla ricerca di essenzialità e asimmetria, riflesso dell'accettazione wabi-sabi della transitorietà e dell'imperfezione delle cose, e quella della porcellana come esaltazione di forme impeccabili e colori raffinati.

La richiesta di porcellana bianca e blu crebbe a dismisura dalla metà del Seicento

Il successo internazionale

L'avvento del commercio internazionale ebbe come conseguenza un forte aumento della produzione di porcellana giapponese per i mercati continentali emergenti. In particolare, la porcellana bianca e blu divenne molto apprezzata in Europa già dalla metà del Seicento.

L'ascesa dei Meiji negli anni '60 dell'Ottocento portò con sé dei cambiamenti significativi nella società nipponica poiché il governo sosteneva l'occidentalizzazione, che non risparmiò le arti e l'artigianato tradizionali. Molti mecenati voltarono le spalle agli artigiani che vivevano della produzione di ceramica, che divenne sempre più localizzata e specializzata,

La fama moderna

Agli inizi del secolo scorso, gli amanti dei prodotti artigianali, come Yanagi Soetsu, si impegnarono a fondo per dare seguito alla tradizione ceramista nazionale. Filosofo e fondatore del mingei, un movimento popolare a sostegno dell'artigianato, durante l'urbanizzazione del Giappone Soetsu recuperò e conservò le ceramiche a uso domestico che venivano scartate dalle famiglie, creando il Japan Folk Crafts Museum nel 1936.

Oggi, la ceramica giapponese è oggetto di un altro "rinascimento" grazie alle persone che preferiscono l'unicità alla produzione di massa, l'insolito all'utilitaristico. I laboratori incoraggiano i visitatori a toccare con mano come vengono create le forme uniche dei prodotti in ceramica.

La ceramica di alcune regioni del Giappone assume connotazioni uniche

Specialità locali

Chi ama gli articoli in ceramica sicuramente avrà messo il villaggio di Imbe, nel distretto di Bizen della prefettura di Okayama, in cima alla lista dei posti da visitare. Le prime ceramiche di Bizen furono prodotte nel XIV secolo e, grazie all'aspetto rustico e alla popolarità attribuita loro dalla cerimonia del tè, videro il loro periodo di massimo splendore nel XVI secolo.

Le ceramiche di Bizen sono rigorosamente non smaltate e caratterizzate da un color terracotta o bruno-rossastro, su cui restano tracce della cenere del processo di produzione nei forni a legna.

Ceramica di ispirazione cinese

Ad Arita, i turisti sono più che benvenuti. Questa cittadina è famosa per la sua porcellana tradizionale bianca e blu e per i nuovi modelli d'ispirazione cinese, su cui non mancano colori vivaci e motivi elaborati.

I vasai della città di Hagi , nella prefettura di Yamaguchi, si sono ispirati invece alla produzione coreana del XVI secolo, epoca in cui il signore feudale locale commissionò le ceramiche Hagi per utilizzarle personalmente nelle cerimonie del tè e come doni. Questo tipo di vasellame è noto per le sue forme discrete e naturali, oltre che per i colori tenui e semplici, che esaltano il verde luminoso del tè matcha.

Le ceramiche di Kutani presentano invece uno stile di porcellana più elaborato e decorativo, le cui radici risalgono alla prefettura di Ishikawa e ai forni installati verso la metà del Seicento. La ceramica di Kutani più antica è caratterizzata da toni scuri di verde, blu e giallo. Tuttavia, dato che la produzione si interruppe nel 1730, sono articoli estremamente rari. La produzione riprese nel primo decennio dell'Ottocento, stavolta con tecniche di pittura su smalto volte a creare disegni ricchi di intrecci e colori.

Un altro tipo particolare di porcellana è quella di Tobe, nella prefettura di Ehime, sull'isola di Shikoku. Questo tipo di vasellame bianco e blu fu creato quando il signore del dominio Ozu incaricò alcuni vasai di creare una ceramica locale nel 1777. La ceramica smaltata di Tobe è caratterizzata solitamente da una base più spessa, mentre i disegni, in diverse sfumature di blu su uno sfondo bianco, vengono tracciati con pennellate delicate.

I musei della ceramica di Kyushu e Arita

L'artigianato visto da vicino

Il crescente interesse per queste forme d'arte tipicamente giapponesi ha spinto molti vasai ad aprire le porte ai visitatori e ai turisti che desiderano provare a realizzare oggetti in ceramica.

Il Museo della ceramica di Kyushu e il Museo della ceramica di Arita, entrambi sull'isola di Kyushu, spiegano ai visitatori la storia della ceramica di Arita con ottimi esempi di un artigianato noto in tutto il mondo. Gli atelier e i forni nei dintorni sono aperti ai turisti.

Analogamente, chi farà tappa nella città di Mashiko , nella prefettura di Tochigi, potrà percorrere la Jonaizaka-dori osservando gli articoli esposti negli oltre 30 negozi di vasellame del viale. Molti di questi offrono brevi corsi su come creare una ciotola, una tazza o un piatto, che potrà anche essere spedito a casa dopo la cottura in forno.

La ceramica moderna di ToTo Ltd. e le stoviglie di Noritake

La ceramica contemporanea

Il legame storico tra il Giappone e la ceramica perdura anche ai giorni nostri e molte aziende, come la Noritake , sono famose in tutto il mondo per le proprie stoviglie . La Toto Ltd., che prende il nome dall'abbreviazione delle parole giapponesi Toyo Toki, ovvero "ceramica orientale", ha creato prodotti in ceramica innovativi, utilizzati nella progettazione di bagni in tutto il mondo. Nel frattempo, i vasai nipponici continuano ad essere una vera istituzione negli ambienti artistici contemporanei.

Tutte le informazioni sono aggiornate a marzo 2019.

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