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GUIDA Soggiorno in tempio - Shukubo

I soggiorni nei templi tradizionali permettono di vedere il Giappone da una prospettiva unica

Molti turisti sono attratti dalle luci e dai ritmi frenetici delle città futuristiche del Paese. Eppure sono sempre di più i viaggiatori che guardano oltre neon e traffico per partire alla scoperta della storia e dell'antica cultura nipponica. È proprio questo lo scopo di un soggiorno in un tempio. Un'imperdibile occasione di vivere un'esperienza più unica che rara in Giappone, avvolti da un senso di pace e tranquillità.

I templi offrono un'esperienza di viaggio differente

Gli shukubo, i soggiorni in tempio, sono una pratica risalente a vari secoli fa, quando i pellegrini, non avendo un luogo in cui restare, cercavano rifugio nei templi per una notte o due. Oggi, invece, questa soluzione è l'ideale per i visitatori che vogliono comprendere meglio la vita nei templi, rimasta pressoché intatta nel corso dei millenni. Chi è abituato alla scalpitante vita di città troverà terapeutico anche il semplice fatto di sedersi su una balconata in legno levigato affacciata sull'immacolato sentiero di ghiaia rastrellata del giardino del tempio o di ascoltare i canti di preghiera dei monaci.

Un sonno riposante

Dormire in un tempio non è di certo il massimo del lusso, ma è tutt'altro che scomodo. Di solito, le stanze sono divise da porte scorrevoli in legno e sul pavimento in tatami vengono stesi degli spessi futon. Se proprio non riesci a lasciarti del tutto alle spalle la vita moderna, in alcuni templi c'è anche il Wi-Fi.

Shojin ryori: il cibo dell'anima

La cucina shojin ryori

A spezzare il silenzio del tempio è la chiamata giornaliera per il pasto serale shojin ryori, una delizia per gli occhi e per il palato.

La cena viene servita su dei tavolini bassi e i commensali siedono a gambe incrociate su cuscini quadrati detti zabuton. La shojin ryori è una cucina vegetariana, totalmente priva di carne e pesce. Fu introdotta in Giappone grazie al buddismo del VI secolo e da allora è stata via via perfezionata, pur rimanendo una rarità al di fuori dei templi.

Solitamente, il pasto consiste in una dozzina o più di piccole portate servite su piatti e ciotole laccate. Oltre a un mucchietto di riso fumante, troverai un sostanzioso brodo di funghi, verdure in tempura e tofu al sesamo che si scioglie in bocca. Le verdure sottaceto sono immancabili, anche se molti degli altri ingredienti vengono raccolti sulle colline della zona e variano in base alla stagione. In alcuni templi, ma non in tutti, i pasti sono accompagnati da birra e sakè.

Provare la pratica rilassante dello shakyo

Le tradizioni dei templi

Durante il tuo soggiorno, puoi mettere alla prova le tue doti amanuensi con lo shakyo, ovvero l'arte di copiare i sutra tracciando i caratteri con un pennello intinto nell'inchiostro. In origine si trattava di un metodo per diffondere gli insegnamenti buddisti, mentre oggi è considerato una pratica spirituale.

Alcuni templi hanno anche vasche e giardini tranquilli in cui meditare. Fermati ad ammirare i giardini curati alla perfezione, dove le carpe koi nuotano lente negli stagni, luccicando pallide alla luce soffusa delle lanterne. Non mancherà un giardino con sentieri di ghiaia rastrellata in modo da comporre il carattere sanscrito "hrih", che rappresenta un fiore di loto bianco in uno stagno.

Tutti, mattinieri e non, dovranno comunque svegliarsi poco prima delle 6, al suono di un gong che rompe il silenzio segnando l'inizio della giornata. Unisciti ai monaci per partecipare alle gongyo, le preghiere del mattino. Siediti sul pavimento a gambe incrociate, con la schiena dritta, e concentrati inspirando dal naso ed espirando dalla bocca mentre l'abate canta i sutra.

I monaci sono in grado di rimanere perfettamente immobili, ma puoi tranquillamente distendere le gambe di tanto in tanto. Per chi non è abituato, potrebbe essere difficile non distrarsi e dopo circa 20 minuti le gambe potrebbero addormentarsi. I canti si concludono con il suono di una campana.

In alcuni templi, gli ospiti che si fermano per la notte sono invitati a trovare un posto tranquillo dove esercitarsi nella meditazione zazen, immersi nella natura rigogliosa. Inoltre, non mancheranno monaci lieti di narrare la storia e la filosofia del luogo in cui hanno scelto di vivere.

Il Tempio di Rengejoin è fra le mete preferite per i soggiorni shukubo

Nel Tempio di Shingon, parte della comunità monastica del buddismo esoterico Shingon sulla cima del Koyasan , nella prefettura di Wakayama, ogni sera si tiene una cerimonia che lo rende uno dei luoghi prediletti per lo shukubo.

Un monaco versa qualche goccia di olio sui carboni del braciere di metallo posto sull'altare che ha di fronte, riempiendo la stanza di fumo. Poi, legge le preghiere scritte dai visitatori su delle tavole di legno piatte, chiedendo buona salute, successo negli affari o l'aiuto divino nei prossimi esami. Il monaco le legge una a una, le solleva all'altezza della fronte, si inchina e le posiziona nel mucchio che arde sul braciere. Si tratta di una cerimonia affascinante a cui è possibile assistere solo scegliendo lo shukubo.

Il Koyasan è il paradiso dei soggiorni shukubo

Dove soggiornare in un tempio

In molte località di pellegrinaggio popolari del Giappone è possibile pernottare nei templi, anche nell'antica capitale Kyoto e nelle prefetture meno visitate, come Aomori, Tottori e Nagano.

La storia e la perenne bellezza incontaminata del Koyasan fanno di questo monte la destinazione migliore per sperimentare lo shukubo. La comunità che vi abita ha semplificato le modalità di prenotazione per i turisti creando il sito web http://eng.shukubo.net/ in inglese.

Sul Koyasan sono presenti oltre 50 templi che permettono ai visitatori di soggiornare fra le loro mura e di conoscere la vita dei monaci dall'interno.

La comunità fu creata oltre nove secoli fa e fu ricostruita circa 150 anni fa dopo che un terribile incendio divorò molti dei templi, luoghi di preghiera, passaggi e pagode tradizionali lì presenti. La piana che domina il Koyasan, a 800 metri sul livello del mare, è stata riconosciuta dall'UNESCO come Patrimonio mondiale dell'umanità. Nell'819, fu scelta dal monaco Kukai come centro della sua setta religiosa, in parte perché si ritiene che le otto vette che la circondano ricordino un fiore di loto.

Tutte le informazioni sono aggiornate a marzo 2019.

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