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A Matsuyama, relax alle terme e scorpacciate di dango nel segno di Bocchan

Matsuyama, capoluogo della prefettura di Ehime, è nota soprattutto per il suo splendido castello arroccato su un’altura, per alcuni tra gli stabilimenti termali più antichi del Giappone e per la presenza di 7 degli 88 templi sacri dello Shikoku (Ascoltate qui il podcast di JNTO sul pellegrinaggio degli 88 templi). Già questo basterebbe per inserirla in ogni itinerario alla scoperta del Giappone.

Ma il fascino di questa città non si esaurisce qui. Matsuyama infatti è anche ricca di suggestioni letterarie e ce lo ricorda costantemente con il titolo di un romanzo, “Bocchan”, che ricorre ovunque, dalle insegne dei negozi al nome degli edifici, tra cui il teatro cittadino e lo stadio di baseball.

“Bocchan” è una delle opere letterarie più famose di Natsume Sōseki e della letteratura nazionale, un romanzo di formazione che in Giappone ha avuto un successo tra i giovani paragonabile a quello che il Giovane Holden ha avuto nel mondo occidentale.

Il titolo significa letteralmente “Il signorino” ed è il soprannome che la domestica di famiglia dà amorevolmente al protagonista, un giovane di Tōkyō che dopo il diploma si trasferisce nella sperduta prefettura di Ehime per insegnare matematica in una scuola media. Ingenuo e onesto, Bocchan si troverà a scontrarsi con l’ipocrisia, l’arroganza e la furbizia dei dirigenti della scuola locale, entrando così nelle complesse e velenose dinamiche del mondo adulto.

Il romanzo si ispira all'esperienza biografica dell'autore. Natsume Sōseki infatti visse un breve ma significativo periodo a Matsuyama nel 1895, insegnando lingua inglese in una scuola locale, ma a differenza di Bocchan ebbe un buon rapporto con gli studenti e i colleghi insegnanti, e se ne andò dopo un anno senza rancori.

L’edificio in cui Sōseki svolse l’incarico e che fu d’ispirazione per “Bocchan” non esiste più: la scuola infatti ha cambiato sede ed è diventata oggi la Ehime Kenritsu Matsuyama Higashi Kōtōgakkō, che vanta una solida reputazione e alcuni studenti famosi, tra cui il premio Nobel Kenzaburō Ōe.

La prima traccia tangibile del mondo di “Bocchan” si trova nel Bocchan Train Museum (Iyotetsu Group Building, 4-4-1 Minatomachi), una mostra a ingresso gratuito sviluppata attorno alla ricostruzione della prima locomotiva del gruppo Iyotetsu, entrata in funzione nel 1887 e chiamata “Bocchan” proprio in onore dell’opera di Sōseki, il quale menziona questo mezzo di trasporto nel suo romanzo.

Le suggestioni del periodo Meiji proseguono appena fuori dal museo, dove si può salire e fare un giro su una replica a diesel dell’antica locomotiva, con tanto di conducente in divisa d’epoca e vagoni grandi quanto “una scatola di fiammiferi”, come li descrive Sōseki:

Trovai subito la stazione. Anche comprare il biglietto fu presto fatto. Salii su un trenino i cui vagoni non mi parvero più grandi di una scatola di fiammiferi. Il convoglio si mosse sferragliando e dopo cinque minuti ero già arrivato alla mia fermata. Ecco perché il biglietto costava tanto poco, solo tre sen!

Ma la suggestione letteraria più vivida che sopravvive nella Matsuyama odierna è sicuramente la Dōgo Onsen, uno dei centri termali più antichi del Giappone, con una storia mitica che ne fa risalire le origini al tempo degli dèi. Secondo la leggenda, le sue acque hanno straordinari poteri curativi: si narra infatti di un airone bianco che aveva una gamba spezzata e che guarì immergendosi nelle acque di questa sorgente.

L’edificio principale (Honkan) potrebbe risultare familiare agli appassionati di anime: ha ispirato infatti il regista Hayao Miyazaki per il complesso di bagni pubblici Aburaya, ambientazione del film “La città incantata”. Molto amata dalla famiglia imperiale Meiji, questa onsen era frequentatissima anche da Sōseki che vi ambienta alcune scene di “Bocchan”:

Da quando mi ero trasferito lì, avevo preso l’abitudine di andare ogni giorno agli stabilimenti termali di Sumita. Qualunque altro esercizio commerciale nella zona non era nemmeno lontanamente all’altezza di quanto si poteva trovare a Tokyo, ma le terme erano magnifiche. Dal momento che mi trovavo lì, tanto valeva approfittarne tutti i giorni, così ogni sera prima di cena ci andavo a piedi, per muovermi un po’. [...] Alle terme, che erano in un edificio nuovo di tre piani, lo stabilimento di prima classe per soli otto sen offriva uno yukata in prestito e l’aiuto di un inserviente. In più una cameriera vi serviva il tè in belle tazze di Tenmoku. Io sceglievo sempre questo stabilimento. Gli studenti cominciarono a dire che era un lusso per uno che guadagnava quaranta yen al mese offrirsi ogni giorno le terme di prima classe. Perché non si occupavano dei fatti loro?

Una scena che viene ricordata anche dal Bocchan Karakuri Clock, un orologio meccanico presso la stazione Dōgo Onsen, che allo scoccare di ogni ora, dalle 8 alle 22, si anima con una parata di personaggi tratti dall’opera di Sōseki, tra cui una scenetta ambientata proprio in una vasca dello stabilimento termale. Ma i riferimenti a “Bocchan” non si esauriscono qui: se deciderete di salire al castello di Matsuyama con la funivia, potreste imbattervi nelle statue di due giovani in kimono. Rappresentano i personaggi di Bocchan e Madonna e si trovano esattamente davanti alla Matsuyama Castle Ropeway Shinonome-guchi Station. Un altro omaggio a Natsume Sōseki da parte di una città che a dire il vero è ricca anche di altri rimandi letterari.

Per esempio, c’è un museo interamente dedicato a un romanzo. Si tratta del Saka no Ue no Kumo Museum, progettato dal famoso architetto Tadao Andō, incentrato sul romanzo storico “Le nuvole sopra la collina” di Ryōtarō Shiba, ambientato nel periodo Meiji, che parla dei fratelli Yoshifuru e Saneyuki Akiyama, ufficiali dell’esercito durante la guerra russo-giapponese. Matsuyama è anche la città natale del poeta Masaoka Shiki, celebrato nello Shiki Museum, all’estremità del parco che circonda il castello, e nello Shikidō (16-3 Suehiro-machi), la ricostruzione della casa in cui visse fino ai 17 anni. Trovate inoltre una statua del poeta in tenuta da baseball (perché Shiki era un grande fan di questo sport e contribuì a renderlo popolare in Giappone) nei pressi del Bocchan Karakuri Clock.

Tra Shiki e Sōseki era nato un forte sentimento di amicizia sin dal 1889, quando i due si erano incontrati all’università di Tōkyō. Dopo aver preso parte come corrispondente di guerra nella Prima guerra sino-giapponese, Shiki era tornato nella città natale gravemente malato e fu ospite proprio nella casa di Sōseki. Un’amicizia che si concretizzò anche in una collaborazione letteraria: oltre all’influenza che reciprocamente ebbero l’uno sull’altro, nella rivista “Hotogisu” fondata da Shiki, Sōseki pubblicherà alcuni haiku e in futuro anche i suoi primi romanzi. Per rimarcare il legame della città con Shiki e con la poesia haiku, oggi si trovano disseminate per le strade circa 90 "Haiku box". Potete fermarvi, scrivere e imbucare il vostro componimento poetico (purché sia scritto in lingua giapponese, inglese, cinese o coreano). Una volta ogni due mesi vengono letti e i più meritevoli premiati.

Prima di lasciare Matsuyama non dimenticate di assaggiare i Bocchan dango! Sono un popolare wagashi della città, spesso regalati come souvenir.

Photo: ehime_eigyohonbu on Instagram

Dedicati all'opera dello scrittore, sono tre palline di farina di riso di tre gusti diversi (fagioli rossi, uovo e tè verde). Nel romanzo è il protagonista a esserne ghiotto, ma viene ingiustamente redarguito dal preside della scuola, fomentato dal malefico vicepreside Camiciarossa, che gli rimprovera di indulgere troppo in piaceri materiali…

Non sono molto intelligente e di quanto disse il Tasso non capii granché, ma pensai che se a un insegnante delle medie erano vietati i ristoranti che servivano soba o dango, era chiaro che una persona col mio appetito non poteva svolgere quella professione. Se questa era la regola, d’accordo. Ma allora, meglio far venire fin dall’inizio qualcuno cui soba e dango non piacessero. Consegnarmi il contratto senza dire nulla e poi proclamare ufficialmente, come fosse una colpa, che non dovevo mangiare soba, che non dovevo mangiare dango, a un poveraccio come me che non aveva nessun altro svago... era veramente un colpo basso.

TurismoLetterario tornerà a farci visita il prossimo mese! Se per caso vi foste persi gli altri blog a cura di Alessandra Mastroleo eccoli qui.

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